domenica 1 luglio 2018

Invidia

di Vito Foschi

L’invidia, per quanto sentimento deprecabile, è tipicamente umano e tutti, chi più, chi meno ne siamo affetti. Come molte altre cose esiste in varie gradazioni. Se il vicino compra una Ferrari non possiamo non esclamare: “Beato lui, vorrei averla anch’io!” Se il tutto finisce qui è un tipo di invidia che quasi sconfina con l’ammirazione e del tutto innocua. Ben diverso è il caso se al vicino auguriamo che faccia un incidente in cui si distrugga l’auto nuova e ancora peggio se speriamo che si faccia male nell'incidente. In questo caso l’invidia è veramente un sentimento negativo e distruttivo che sfocia nell'odio. Ancora peggio quando l’invidia, per un qualche motivo, si focalizza su specifici individui e questi diventano vittime di una sorta di invidia che chiamiamo “totale”. In questo casi l’invidia non nasce dalla Ferrari, dalla casa nuova, dalla vacanza lussuosa o equivalenti, ma è diretta a qualsiasi aspetto dell’individuo vittima di tale sentimento totalizzante. Per esempio, indossare una maglietta al posto della tipica camicia può generare un sentimento di invidia in chi è posseduto da questo sentimento di invidia totale, non riuscendo neanche a capire che la maglietta è presa alle bancarelle per 3 euro. Chi è posseduto da un'invidia totale verso un individuo non riesce più a distinguere la realtà è sarebbe capace di invidiare la persona oggetto della sua invidia anche se questi finisse in miseria o su una sedia a rotelle.

domenica 3 giugno 2018

Destino

Per quanto puoi prepararti in mille modi diversi, il destino troverà un milleeunesimo modo per fregarti.

domenica 20 maggio 2018

Il mio contributo a Nazione Futura

Nell'ultimo numero di Nazione Futuro, un numero speciale, potete trovare anche il mio lavoro "Un cittadino libero è anche un cittadino responsabile".





Il link per poterla acquistare:

http://www.historicaedizioni.com/prodotto/nazione-futura-numero-3/


venerdì 12 gennaio 2018

Considerazioni laterali sul “posto fisso”

Qualche giorno fa ho visto Quo Vado di Checco Zalone in TV. Mi sono perso la prima mezz’ora abbondante purtroppo. Zalone rimane uno dei pochi grandi comici italiani. Detto questo, il film mi ha fatto riflettere sul “posto fisso” e la società italiana. Nel film in maniera comica si criticava la mania italiana per il “posto fisso”  che diventava massima aspirazione per pigri e incapaci. Però il “posto fisso” ha un’altra chiave di lettura. La società italiana è antimeritocratica in cui è impossibile perseguire un qualsiasi progetto o percorso di miglioramento o evoluzione personale. Tutto e tutti sono contro. E non si tratta solo delle tasse e della burocrazia, per certi versi specchio del paese, ma dell’atteggiamento di tanti che tendono a schiacciare chi cerca di elevarsi un po’. L’invidia è il sentimento principe dell’italiano medio, quello che gli fa augurare di schiantarsi al vicino con l’auto nuova o che scoraggia o boicotta l’iniziativa del conoscente. In una società del genere, dove si finisce per essere schiacciati, il “posto fisso” non è più cercato per pigrizia o per la sicurezza economica, ma come rifugio in cui essere anonimi e non attirare gli sguardi dei curiosi. Scomparire in un ufficio a mettere timbri e non essere soggetti alla critica e all’invidia della gente.
Altra chiave di lettura è che se nessuno deve emergere, tutti devono essere uguali al ribasso e quale tipo di impiego garantisce un’uguaglianza formale e la mancanza di meritocrazia se non il “posto fisso”? Il “posto fisso”, da questo punto di vista, non nasce dalla necessità di piazzare i raccomandati e gli incapaci, ma per livellare la società e bloccare chi desidera migliorarsi, soddisfacendo l’invidia dei più. Gli italiani vorrebbero una società di tipo sovietico in cui tutti abbiamo un lavoretto e una tessera per acquistare i beni di consumo, rigidamente uguali. Per assurdo, l’invidia si riversa sul vicino o sul collega e non sui ricchi che vengono considerati una classe o meglio una razza a sé che poco a che fare con i comuni mortali. Per gli italiani vale quel proverbio in cui il marito per fare dispetto alla moglie si taglia gli attributi. Così l’italiano, invece di gioire della nuova auto del vicino ed eventualmente approfittarne, per esempio, chiedendola in prestito per fare un giro, semmai la sfregia con le chiavi.

martedì 21 novembre 2017

Beato chi ha i nonni

C'è un problema di conciliazione fra lavoro e gestione dei figli. Per chi non ha i nonni che vanno a prendere i figli da scuola e li scarrozzino in giro fra palestre e catechismo è impossibile che tutti e due i genitori possano lavorare a meno che abbiano redditi tali da pagare uno stipendio ad una babysitter. C'è un problema generale di organizzazione del lavoro. Allo stato attuale la flessibilità nel mondo del lavoro viene intesa solo come riduzione degli stipendi e aumento delle ore lavorate, ma mai come una diversa gestione della giornata lavorativa anche mediante telelavoro. Molte donne potrebbero svolgere un lavoro part time, ma sono bloccate dallo scarso uso di queste tipologie nelle aziende. A volte le aziende preferiscono una presenza continuativa in azienda anche prolungata senza che il lavoratore abbia qualcosa da fare, piuttosto che lasciarlo libero di tornare a casa. A questo si aggiunge a volte la difficoltà di raggiungere il posto di lavoro con un tempo di percorrenza di oltre un'ora che rende nei fatti un lavoro part time un full time. Un problema di non facile soluzione. Beato chi ha i nonni.