Che cos’è davvero lo Stato? È un’istituzione necessaria al bene comune o un apparato parassitario nato dalla violenza? In questo volume, Vito Foschi e Guglielmo Piombini conducono un’indagine radicale e controcorrente sulla natura del potere politico, svelandone i meccanismi nascosti dalle origini preistoriche alle sfide dell’era digitale.
Nella prima parte, Vito Foschi analizza lo Stato come un’organizzazione che esercita un potere coercitivo su un gruppo di individui, fondandosi su quattro pilastri: il surplus economico, la violenza strutturata, la tecnologia e l’ideologia. Attingendo alla biologia e alla sociologia, Foschi descrive la politica come un’evoluzione del "branco" primordiale, in cui l’aggressività della specie cacciatrice viene incanalata per sottomettere le masse disorganizzate. La sua analisi si spinge fino ai giorni nostri, avvertendo come la tecnologia moderna stia trasformando lo Stato in un apparato di sorveglianza totale.
Nella seconda parte, Guglielmo Piombini sposta l’orizzonte verso il futuro attraverso la lente dell'anarco-capitalismo. Descrivendo lo Stato come un "bandito stanziale" che preferisce tassare regolarmente i produttori piuttosto che saccheggiarli una tantum, Piombini illustra l’eterno conflitto tra la classe dei Produttori e quella dei Burocrati. La sua tesi è audace: come l’umanità ha saputo abolire la schiavitù, così potrà un giorno superare la tassazione e il monopolio della forza, approdando a una società basata interamente su scambi volontari e sul principio di non aggressione.
Un’opera imprescindibile per chiunque voglia comprendere il legame tra tecnologia e controllo, le distorsioni della democrazia moderna e le reali possibilità di una libertà che vada oltre i confini del potere statale.
Due autori, due prospettive, un unico obiettivo: decifrare il "grande segreto" dell'organizzazione politica per restituire centralità all'individuo.
Nella prima parte, Vito Foschi analizza lo Stato come un’organizzazione che esercita un potere coercitivo su un gruppo di individui, fondandosi su quattro pilastri: il surplus economico, la violenza strutturata, la tecnologia e l’ideologia. Attingendo alla biologia e alla sociologia, Foschi descrive la politica come un’evoluzione del "branco" primordiale, in cui l’aggressività della specie cacciatrice viene incanalata per sottomettere le masse disorganizzate. La sua analisi si spinge fino ai giorni nostri, avvertendo come la tecnologia moderna stia trasformando lo Stato in un apparato di sorveglianza totale.
Nella seconda parte, Guglielmo Piombini sposta l’orizzonte verso il futuro attraverso la lente dell'anarco-capitalismo. Descrivendo lo Stato come un "bandito stanziale" che preferisce tassare regolarmente i produttori piuttosto che saccheggiarli una tantum, Piombini illustra l’eterno conflitto tra la classe dei Produttori e quella dei Burocrati. La sua tesi è audace: come l’umanità ha saputo abolire la schiavitù, così potrà un giorno superare la tassazione e il monopolio della forza, approdando a una società basata interamente su scambi volontari e sul principio di non aggressione.
Un’opera imprescindibile per chiunque voglia comprendere il legame tra tecnologia e controllo, le distorsioni della democrazia moderna e le reali possibilità di una libertà che vada oltre i confini del potere statale.
Due autori, due prospettive, un unico obiettivo: decifrare il "grande segreto" dell'organizzazione politica per restituire centralità all'individuo.


